17.03.2020

Cari Confrati,

negli Ospedali italiani e del mondo – in questi giorni- si muore soli, con o senza coronavirus ed almeno sino al 3 aprile e sicuramente oltre, si viene pure sepolti quasi da soli: i funerali sono vietati, solo una breve benedizione e poche persone presenti alla sepoltura per i quasi duemila morti (solo in Italia) affetti da Covid -19, questo ho potuto constatare di persona sino a questa mattina.

L’attesa giornaliera per il comunicato della Protezione Civile delle ore 18, è diventato quasi un rito collettivo per quantificare i numeri della “morte”.

La diffusione pandemica del virus non ci nega solo il rito funebre ma anche i momenti prima della morte privandoci così di un momento di profonda ed intima “umanità”- questo mi ha raccontato la figlia di una Signora deceduta in una casa di cura - e facendo venire meno un’essenziale aspetto che sta alla base della nostra società umana che è il “culto dei morti”.

Oggi evitare l’uso della parola “morte” è generalizzato.

Siamo impreparati al solo suo pensiero, abituati a vivere in una bolla di benessere , in un sistema fortemente consumistico dove molti valori etici sono crollati.

Cerchiamo di evitare la “morte” ma la morte non ci evita anzi resta il movente di tante scelte.

Siamo di fronte ad un bivio -una volta superata l’emergenza-o facciamo nascere un mondo “migliore” o altrimenti seppelliamo definitivamente la nostra umanità.

Il rischio c’è tutto ma anche la speranza non solo di sopravvivere ma di “vivere” che alla fine è sempre più forte di qualsiasi visione apocalittica degli accadimenti.

Don Milani diceva che quando c’è un problema o se ne viene fuori tutti o neanche qualcuno.

Leggo e sento dire che “ il bene comune deve prevalere sul bene dell’individuo” come se lo stesso bene comune non fosse la forma migliore per tutelare il bene dell’individuo!!

Forse lo stiamo cominciando a capire solo adesso.

Guidalberto Bormolini monaco, antropologo , tanatologo e docente al Master End of Life dell’Università di Padova anche lui colpito direttamente in famiglia dal virus , in un’intervista dice” Il dono che ci possono fare le persone che stanno morendo ora è di farci capire l’importanza della relazione con chi sta per morire e della relazione con chi è già morto, così da restare veramente umani. Se accettiamo questa scommessa fino in fondo, usciremo da questa crisi con un Paese rinnovato, verso un’idea di bene comune altissima e mobilissima. Io lo spero.”

E noi Confraternite quale ruolo intendiamo svolgere in un momento così delicato per il vivere e per il morire!!??

Fraternamente

Francesco